Il Profeta

Dice il Profeta che scrivo col martello. “Scrivi col martello,” dice, “non con la penna, sembra che vuoi piantare un chiodo in un muro, e non sbagli un colpo.” Il Profeta ogni mattina si sveglia e si chiede “ma sono Cristo, io?” È andato a piedi in Terra Santa dove lo scambiarono per Ebreo. Di sera legge i Salmi, mi legge il Vangelo su Skype con quella sua calma e quel suo amore bambinesco, mi legge quarte di copertina e mi canta Lucio Battisti come un matto. Dice che non riesce a guardare oltre la mia spalla e, a dir la verità, non ci riesco neppure io a guardare oltre la sua: è tanto alto di statura che, quando andai a trovarlo a Roma, mi bloccò l’intero Foro Romano e dietro di lui scomparve il Colosseo.

Tante parole pronuncia il Profeta, tra parabole e formule matematiche, tra filosofia e regole ortografiche, ed io gli canto Mina, lo faccio ridere, lo faccio innamorare. È bello veder sorridere il Profeta. Le sue sopracciglia si inarcano benevoli e diabolici allo stesso tempo, la sua bocca piccola piccola che ospita dozzine di sigarette una dopo l’altra si apre leggermente e rivela i suoi denti imperfetti, testimoni del suo debole per i dolci e per le donne ortodosse. Tra lui e la croce ormai ci sono solo i dolci e le donne ortodosse. Mi piace come mi tiene la mano, la mia minuscola mano che subito si perde nella sua come il nostro pianeta verde nel buio infinito dell’universo. Mi piace il suo universo, il suo galleggiare perpetuo tra il monastero e il lupanare.

Come vi posso parlare del Profeta? Nessuno mi crederebbe. Il Profeta bisogna vederlo. Andate a vederlo, citofonate a casa sua. Lo troverete solitario nei parchi, nei giardini tra i gatti apostolici e nei bar nascosto dietro uno schermo a soffrire per i vostri peccati di grammatica, a vendersi l’anima per la vostra vanità. Andate a Roma, a Catania d’estate, andate a cercarlo tra i muri del Monastero dei Benedettini, scrivetegli email a cui risponderà ma sicuramente con ritardo, tanti sono quelli che vogliono la sua editoria. Certamente lo troverete sotto casa mia, lo vedrete che vaga irrequieto per le vie catanesi a cercare la donna dagli occhi azzurri, “di un azzurro decisamente non siculo,” mi spiegò, un azzurro che gli ricorda Costantinopoli, magari Gerusalemme, magari qualche film russo o la Baywatch della sua gioventù.

Yours,

u principinu

Catania, 5 August 2020

Post image taken at Saint Jovan Bigorski Monastery in North Macedonia, dedicated to St. John the Baptist (Ana Ilievska 2018)

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