L’elefante e il boa

            Girovago per Catania come un gatto. Zampetto per le vie parallele, saltello e miagolo, origlio tavoli da pranzo in famiglia, distanti grugniti e brontolii. Come fa la città dell’elefante, così ricolma di persone e frigoriferi, come fa a sembrare così vuota? Da una finestra invisibile esce Puccini, le arie echeggiano inquietanti nella piazzetta, come il sonar di un sottomarino tedesco. Ed io girovago felinamente. Dietro un angolo trovo un uccello per terra, ancora vivo. Un passante mi dice “è una rondine, non vola più, ha l’ala rotta.”

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           Se fossi un gatto, me la mangerei. Ma non sono un gatto, sono ignorante. Nella testa cerco informazioni su come prendersi cura di un uccello ferito. Mi passano davanti agli occhi i testi scolastici dei socialisti, quelli che ti insegnano ad aiutare gli anziani ad attraversare la strada e a condividere la mela con il compagno di banco, penso, cosa faccio? La prendo, come nelle storie illustrate, la porto a casa, le sistemo l’ala con un pezzetto di legno, le do da mangiare, e poi, con due mani, la libero appena guarisce e la guardo volare verso il cielo? Che cosa si dà da mangiare a una rondine? Dov’è la ferita? Ma la verità è che l’unica cosa che so fare è andare al supermercato e riempirmi le buste con delle Moretti, carta igienica e pane per poter scrivere, leggere e dire cose concernenti gli esseri umani sì che possa ottenere una testa di pesce o una carezza sul mio ammirevole manto miciesco. Quindi poso la rondine sul marciapiede e le parlo un po’ in inglese, non so perché, le dico qualche parola rassicurante e l’accarezzo. Sembra le faccia piacere, sembra si stia addormentando.

            Faccio il giro lungo per passare davanti al negozio di strumenti musicali, do un’occhiata alla Yamaha APX 600—pende ancora lì, per la coda, come un topo fradicio morto—e, pensando quanto mi manca la sensazione dei tasti di pianoforte sotto le zampette, mi incammino verso casa. Ecco il solito ragazzo con lo skateboard, nella stessa piazzetta, questa volta c’è anche una vecchia, la nonna sicuramente. C’è lui, ci sono io, la vecchietta al sole, e ci sono gli uomini nelle loro macchine, quelli che fuggono da casa e quelli che sono costretti ad uscire. E poi, non era una rondine, quel solingo augellin.

            Sul marciapiede vedo una macchia d’olio, sembra un cappello o forse un boa che digerisce un elefante.

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Yours,

u principinu

4-24-20

 

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