Hopscotch: Notre-Dame

“La rayuela se juega con una piedrita que hay que empujar con la punta del zapato. Ingredientes: una acera, una piedrita, un zapato, y un bello dibujo con tiza, preferentemente de colores. En lo alto está el Cielo, abajo está la Tierra, es muy difícil llegar con la piedrita al Cielo, casi siempre se calcula mal y la piedra sale del dibujo.”
-Julio Cortázar
Mi chiedono i discendenti di Petrarca e Leopardi: scrivi qualcosa su Notre-Dame? Mi guardo dentro, mi strappo le viscere e le osservo nelle mie mani, cerco, indago, tasto, analizzo aruspicinamente: niente. Poi guardo l’Etna ribollente, il Mar Ionio che si trascina su tutte le mie coste, i Ciclopi di Aci Trezza morti di nostalgia per il mio avo fuggiasco. Mi vengono in mente strade acciottolate dall’Impero Ottomano, il ponte di Andrić, minareti ammutoliti, minacce sui muri, fumo e torri gemelle e le parole di un ragazzino serbo “se lo meritano, gli americani, lascia che tutto crolli.” Mi viene in mente una bambina che gioca a campana—il grembiule e la bocca pieni di ciliegie rubate—saltella da quadratino a quadratino mentre cade il muro di Berlino e un paese se ne va, “mi spiace, non ho più la forza,” disse Tito e gli misero una pietra sopra. “Frère Jacques, dormez-vous?” la madre la sveglia con la lezione di francese di vent’anni fa e le parla della scuola elementare del villaggio in montagna ormai a rudere perché gli allievi sono tutti andati in America per cavare il carbone del Midwest. E adesso che sono cadute anche queste pietre sommamente egregie, adesso che in Sicilia arriva la stagione delle albicocche e degli scogli africani, adesso che a trentatré anni mi consigliano di credere in Cristo, nella civiltà occidentale che soffre di calcoli renali, cosa rispondo? Cosa so io delle piramidi, di archi trionfali e colossei, di cattedrali e statue della libertà? Non vi posso neanche appontare con certezza dove finisce il podere di mio nonno e comincia quello del vicino, due spazi che profumavano di menta e tabacco e che i contadini demarcarono con i mattoncini abbandonati dell’esercito jugoslavo che alla fine andò a scavare fosse di massa lì nei campi degli antichi Illiri. Cosa rispondo? Ecco la bambina che saltella da continente a continente con le mani piene di sassolini sassetti sassuzzi e dice “avanti! giochiamo a campana?” lasciando la morale ai cristiani: che scaglino loro le pietre.
Yours,
u principinu
25 May 2019

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